Indianapolis 500: postrace

f8f00f8b-9adb-42e8-a4cc-88d335f21b56.jpg

Indianapolis è una pista che prende ma anche una pista che da, a chi se lo merita e a chi si presenta rispettoso di quello che rappresenta. Per questo si presta spesso a storia leggendarie. Quella che è andata in archivio domenica è stata una edizione che sicuramente sarà ricordata per la storia che si porta dietro il suo vincitore, Helio Castroneves.

Un mese fa Castroneves non sapeva neanche se avrebbe potuto parteciparvi, ancora coinvolto nel caso di evasione fiscale che lo ha tormentato per tutto l’inverno. Il brasiliano alla fine ne è uscito completamente pulito, e meno di 24 ore dopo essere stato assolto era in pista a Long Beach per il secondo appuntamento della stagione. Già questa poteva essere una storia incredibile, lo sarebbe stata comunque senza tutto quello che è successo ad Indy. Castroneves arrivava al mese di Maggio con una brutta alle spalle, un compagno di squadra caricato dalla vittoria nella prova inaugurale della stagione e la sensazione che fosse già un grande risultato esserci. In pochi probabilmente si aspettavano una sua vittoria quando i motori si sono accesi il primo giorno di prove. Ma la pista li ha subito fatti ricredere. Sin dai primi giri Castoneves è stato velocissimo, tra i più veloci insieme al compagno di squadra Briscoe e ai due piloti di Ganassi, Dixon e Franchitti.

Il sabato del Pole Day i favori del pronostico erano per loro quattro, e quel giorno forse si è cominciato a capire qualcosa. La rabbia e la forza con cui ha strappato la pole position al compagno di squadra spiegavano quanta voglia di tornare alle competizioni avesse accumulato durante i mesi invernali passati a doversi difendere in tribunale. E si è capito che anche per quest’anno Helio c’era. Giorno dopo giorno poi, nella seconda settimana, le prestazioni di Castroneves si solidificavano sempre di più. Il giorno del Carb Day poi si capiva definitivamente che quest’anno era il suo anno: più veloce nelle ultime prove, vincitore della gara dei pit stop. Più veloce in pista, squadra di meccanici più veloce. A questo punto era chiaro che c’era qualcosa quest’anno che spingeva verso di lui.

Domenica Castroneves ha corso come il manuale di Indianapolis richiede, specialmente quando l’edizione è particolarmente equilibrata come quella di quest’anno (la griglia più ravvicinata della storia di Indy, meno di un secondo tra il più veloce e il più lento). Nelle prime parte si è nascosto, ha lasciato sfogare gli altri, poi è piano piano risalito e a 50 giri dalla fine ha dato la sua zampata, ha superato il leader Dixon e si è portato in testa alla corsa, per non lasciarla più. Semplicemente perfetto. “Durante la corsa ho solo cercando di procedere facilmente”, ha detto in conferenza stampa. “Non ho voluto spingere. Ho atteso il momento giusto e non ho avuto alcun problema. Non ho dovuto cambiare nulla in macchina. Non appena sono andato in testa, boom, la vettura è stata semplicemente incredibile. Giravamo forte, ma allo stesso tempo risparmiavo carburante. Ho avuto dei problemi con la radio e non riuscivo a sentire i box nel rettilineo opposto ai box. Per tutta la gara ho solo atteso il momento giusto, ed alla fine è venuto il momento giusto, come nel 2002, come nel 2001. Questo posto è incredibile. Oggi avevo una grande macchina, Roger Penske mi ha dato una grande macchina oggi. Senza una squadra, senza delle buone persone che ti circondano, non si può fare nulla, come ho detto molte volte. Il Team Penske ha vinto così tante volte questa cosa, per il modo in cui la prepara. Ho di nuovo da ringraziare tutti i miei ragazzi e, in particolare, Ryan Briscoe e Will Power, quando quest’inverno hanno fatto la preparazione mentre io non c’ero. E’ stato incredibile.”

Con questa vittoria, Castroneves raggiunge Louis Meyer, Wilbur Shaw, Mauri Rose, Johnny Rutherford e Bobby Unser a quota tre vittorie, e davanti a lui rimangono solo AJ foyt, Al Unser sr e Rick Mears, a quota quattro. “Sono onorato di far parte di questa cerchia di piloti”, ha detto Castroneves. “Quando sono a cena con questi piloti della vecchia guardia, prima di tutto provo un sentimento piuttosto impressionante. Mi sento molto onorato di essere lì con loro.

I grandi sconfitti della corsa sono i due piloti di Ganassi. Dixon e Franchitti hanno dominato la corsa nella prima parte, ma nelal seconda sono scomparsi, anche a causa dei problemi al pit che hanno coinvolto entrambi. Ma evidentemente non era l’anno giusto. Se lo scorso anno Dixon fosse scivolato al sesto posto, probabilmente dopo una ventina di giri sarebbe tornato in testa. Quest’anno è rimasto in mezzo al gruppo, impossibilitato a rimontare. Anche Briscoe è finito male, quindicesimo, per il secondo anno consecutivo rallentato da quello che è stato sostanzialmente l’unico pit stop in regime di corsa libera effettuato da un top driver. È stato davvero difficile oggi“, ha detto l’australiano. “Dopo esser passato in testa, in regime di caution, abbiamo montato un set di pneumatici che si è rivelato disastroso. Dopo il restart non avevo grip, un pneumatico deve essersi afflosciato, e sono dovuto tornare al pit, perdendo un giro. Alla fine la rimonta è stata divertente. Roger poi mi ha messo al secondo posto, dietro Helio, e la macchina la sentivo bene. Ho davvero pensato che era una macchina buona per vincere, ma non avevamo abbastanza carburante. Sono molto felice per Helio. La sua è una storia incredibile.”

Le condizioni della pista non erano perfette, a causa di un clima incerto che per fortuna non ha portato la pioggia che invece era temuta nei giorni precedenti. Questo non ha reso le cose facili ai piloti, e molti sono finiti a muro: Marco Andretti, Mario Moraes, Ryan Hunter-Reay, Davey Hamilton, Tony Kanaan (anche se nel caso del brasiliano il problema è stato meccanico), Nelson Philippe, Justin Wilson, Raphael Matos, Vitor Meira. Il brasiliano del team Foyt è quello che ha subito le peggiori conseguenze, dovendo essere portato al Methodist Hospital per accertamenti a causa di dolori alla schiena. Comunque dovrebbe essere scongiurata qualsiasi operazione chirurgica.

Con tanti problemi ai primi, sono emersi alcuni outsider. Per il secondo anno consecutivo il Panther Racing ha conquistato la piazza d’onore, con Dan Wheldon che rimontando dalla diciottesima posizione in griglia si è anche preso una piccola rivincita contro il suo ex team, quello di Ganassi. “Devo dire che sono molto orgoglioso del mio team, il Panther Racing National Guard Team, e nella mia carriera non ci sono state molte altre occasioni in cui ho lasciato la pista con la sensazione che abbiamo eseguito tutto alla perfezione”, ha detto il pilota inglese. “Abbiamo fatto un ottimo lavoro. I pit stop sono stati perfetti. Non ho dovuto fare troppo lavoro in pista, perché ogni volta i ragazzi mi facevano rientrare qualche posizione più in su. Non ho vinto semplicemente perché non ne avevo abbastanza rispetto ad Helio. Alla fine ho dovuto lottare con Danica. I ragazzi devono essere molto orgogliosi del lavoro che hanno fatto. Honda e Firestone, ancora una volta, ci hanno messo nelle migliori condizioni, ed è stata una buona giornata. “ Anche il terzo posto di Danica Patrick non era certo pronosticabile, visto il mese disastroso che il team Andretti Green Racing ha passato. Alla fine, un terzo ed un decimo posto (con Mutoh) è anche più di quello che ci si poteva aspettare, visto anche che Kanaan è finito ko, e come al solito era l’unico che anche in una giornata negativa era riuscito a rimanere coi primi.

La grande sorpresa della gara è stata però Townsend Bell. Il 34enne pilota americano è riuscito a trovare un accordo in extremis con il KV Racing Technology per correre la corsa dell’Indiana. Partito ventiquattresimo, è riuscito con una gara intelligente e consistente a terminare quarto, il migliore di un team che sembra aver fatto il definitivo salto di qualità e aver completato la transizione dalla ChampCar, come dimostra anche il nono posto di Tracy ed il grande potenziale mostrato da Moraes, rovinato poi dall’incidente al primo giro con Andretti. Chi sono usciti male sono invece i piloti più giovani, traditi probabilmente dall’emozione e da condizioni climatiche non perfette. Marco Andretti e Mario Moraes si sono toccati alla prima curva del primo giro, entrambi responsabili di un eccesso di aggressività che è proprio l’esatto contrario di quello che serve ad Indianapolis. Raphael Matos ha invece corso da protagonista, costantemente nella top 5, prima di essere rallentato da un problema al pit e di essere poi coinvolto nell’incidente con Miera. Rahal ha percorso una cinquantina di giri tra la quarta e la quinta posizione, prima di finire a muro sostanzialmente nello stesso punto ed alla stessa maniera dello scorso anno, gettando al vento un ottimo potenziale, forse anche da vittoria.

Il miglior rookie è stato così l’esperto Alex Tagliani. Il canadese è risalito dalla trentatreesima posizione fino all’undicesimo posto finale, onorando così al meglio la sostituzione forzata a cui il suo team aveva obbligato Bruno Junqueira, che aveva in realtà qualificato la macchina mentre Tagliani era invece rimasto fuori nella tradizionale concitazione del Bump Day.

 

 

Indianapolis 500: postraceultima modifica: 2009-05-25T14:36:49+02:00da straygor
Reposta per primo quest’articolo

Un pensiero su “Indianapolis 500: postrace

  1. Ho appena inserito questo interessante blog nel mio google reader. Seguo la Indycar da poco in quanto cercavo un’alternativa alla Formula1 i cui problemi sono noti a tutti.
    Mi è dispiaciuto per Danica Patrick perchè sono un suo ammiratore. Nel finale è stata un pò rallentata da Dan Wheldon Panther, altrimenti a mio avviso avrebbe potuto attaccare Castroneves.
    Comunque sono state grandi emozioni e grazie ad internet posso seguire questi eventi in streaming su ISPN.
    Paolo

Lascia un commento