Pronti per il ‘Four-peat’

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Ormai è matematico: quando arriva la Chase, si accende Jimmie Johnson. Quando siamo arrivati alla quinta delle dieci gare in programma, il pilota della vettura numero 48 ne ha vinte 3. E la prossima si disputa a Martinsville, dove Johnson ha vinto sei delle ultime sette corse. La Chase è proprio l’ambiente naturale per Johnson. Lo dimostra il fatto che ha vinto almeno una gara in ogni anno della Chase: 2004 (quattro vittorie), 2005 (due), 2006 (una), 2007 (quattro) e 2008 (tre); quest’anno inoltre è diventato l’unico pilota con tre vittorie nelle prime cinque gare Chase. Johnson ha ottenuto la sua sesta vittoria stagionale, più di ogni altro pilota. Questa è l’ottava stagione consecutiva in cui Johnson ha vinto almeno una gara (2002-2009).

Insomma, non è una novità vedere che appena si entra nella fase decisiva della stagione, Johnson cambia passo. Se dovesse vincere anche quest’anno (ha un vantaggio di 90 punti sul secondo, il compagno di squadra Mark Martin, il vantagio più ampio mai visto a metà Chase), sarebbe il primo pilota nella storia della NASCAR a vincere quattro titoli consecutivi. In questi giorni è stata aperta la Hall of Fame della NASCAR (in cui i primi introdotti non potevano essere che nomi mitici della categoria come Dale Earnhardt e Richard Petty, oltre al fondatore della categoria Bill France), e non ci sono dubbi che a Johnson spetterà un posto d’onore, quando arriverà il suo momento.

Nonostante ciò, un po’ per scaramanzia un po’ per tenere alta la guardia, Johnson rimane cauto circa le possibilità di vittoria. Preferisce tenere le sue emozioni sotto controllo, ricordando che anche solo una brutta gara può fargli perdere la leadership in campionato. “Può succedere di tutto“, dice. “Qualcuno può finire in testacoda davanti a te, puoi toccarti con un altro, danneggiare un pneumatico o un parafango, una foratura, qualsiasi cosa. Sono tutte cose che possono succedere. Mi sento molto fiducioso per il campionato. Se non abbiamo alcun problema, credo che abbiamo buone possibilità di vincere. Ma ci sono cose che non possiamo controllare. Noi non vogliamo essere troppo sicuri e poi magari succede qualcosa che ti butta giù. Dobbiamo mantenere alta la guardia.” L’ultimo ritiro di Johnson in una gara della Chase risale al 2006, quando a Talladega rimase coinvolto in un incidente mentre lottava per la vittoria con Brian Vickers e Dale Earnhardt jr. Da allora, il suo peggior arrivo durante la chase è stato in Texas e ad Homestead l’anno scorso, quando ha chiuso quindicesimo.

Il suo crew chief, Chad Knaus, è sulla stessa linea d’onda del suo pilota, ricordando i rischi che si corrono su circuiti come Martinsville e Talladega, dove diversi elementi possono colpirli quando meno se l’aspettano. “Capita a tutti“, ha detto Knaus. “Ci sono circostanze e tempistiche che non riesci a controllare. Siamo stati fortunati nel corso degli ultimi due anni, non abbiamo mai avuto un guasto significativo nella Chase, ma può sempre capitare, è molto probabile, e la potenzialità c’è ogni volta che si va in pista.” Il proprietario del team Rick Hendrick ritiene che sia ancora troppo presto per trarre conclusioni circa il campionato e ha ricordato che i problemi che gli altri piloti della Chase hanno già affrontato, potrebbero colpire Johnson nelle prossime gare. “Abbiamo ancora cinque gare da disputare“, ha detto Hendrick. “Credo che quello dobbiamo tenere a mente è che la stessa cosa che è successo agli altri potrebbe accadere a noi. Guarda Denny Hamlin: ha fatto delle grandi corse e ha avuto due problemi che lo hanno tagliato fuori. Abbiamo ancora Talladega, la prossima è a Martinsville. Con i restart in doppia fila può succedere di tutto. E’ ancora troppo presto per parlare.”

Altri contendenti per la Chase sembrano invece rassegnati anche per quest’anno. Mille cose devono andare per il verso giusto, mentre ne basta uno solo perché la tua giornata volga al peggio“, ha detto Carl Edwards, dopo la rottura del motore che lo ha messo ko sabato scorso. “Questa è la cosa più frustrato. Ce la puoi mettere tutta, ma non puoi farci niente.” “A questo punto non credo che nessuno di noi possa fermare Johnson“, ha detto Kasey Kahne dopo il suo terzo posto di sabato. “Tutto può succedere. Ma se non succede nulla, Jimmie sarà il vincitore.”

I pericoli maggiori da cui deve guardarsi Johnson nelle prossime gare riguardano innanzitutto uscire indenne da Talladega, un circuito spesso teatro di incidenti multipli e spettacolari. Un guasto meccanico può sempre succedere, anche per una grande organizzazione come quella dell’ Hendrick Motorsports (che finora ha vinto 12 gare quest’anno).  Può sempre capitare, anche per una organizzazione del genere, sedersi e rischiare l’autocompiacimento, altro rischio da evitare. Ed inoltre dovrà tenersi alla larga da possibili penalità, sia in pista (magari una velocità eccessiva ai box) che fuori. Finora le auto sue e di Martin sono state le più controllate a fine gara dai commissari della NASCAR. Ma se niente di questo accadrà, sembra difficile individuare qualcuno che con le sole proprie forze riesca ad arginare il dominio di Johnson.

Pronti per il ‘Four-peat’ultima modifica: 2009-10-22T09:32:00+02:00da straygor
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