Indycar History: Roger Penske

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E’ chiamato “Il Capitano”, da noi è conosciuto come “Il Ferrari d’America”. Roger Penske ha segnato oltre quarant’anni di automobilismo a stelle e strisce. Nella Indycar soprattutto, ma anche nella NASCAR, nella American Le Mans Series, nella Can-Am, ed anche in Formula 1, dove ha corso per tre anni. Per lui hanno corso praticamente tutti i più grandi piloti americani. Ha vinto 15 volte la 500 Miglia di Indianapolis, ed ha ottenuto 15 pole position. Il Penske Racing è il team di maggior successo nella storia delle corse Indy, con 141 vittorie, 12 campionati e 180 pole position conquistate nei vari campionati a cui ha partecipato. Per lui provò, un inverno, persino Ayrton Senna, desideroso di crearsi un’alternativa alla Formula 1 visti i problemi con Ron Dennis e la McLaren. Al giorno d’oggi, Penske non è solo un proprietario di un team automobilistico, ma è a capo di una società tra le più importanti negli Stati Uniti, la Penske Corporation, che si occupa di servizi di trasporto in tutti gli Stati Uniti.

 

La carriera di Roger Penske inizia come pilota nei primi anni 60, ma nel 1965 decide di creare una propria squadra, che partecipò prima ad alcune gare endurance (tra cui Daytona e Sebring) per poi esordire nel 1968 nelle corse Indy con una Eagle con alla guida Mark Donohue, il suo pilota di riferimento in quei primi anni. La prima vittoria in assoluto della squadra venne fatta segnare da Donohue nella Pocono 500 il 3 Luglio 1971. Fatta la prima apparizione ad Indianapolis nel 1969, nel giro di tre anni la sua era diventata la squadra da battere, vincendo per la prima volta la 500 Miglia con Donohue nel 1972. Da allora vincerà la corsa simbolo degli Stati Uniti per altre 14 volte, con Rick Mears (1979, 1984, 1988, 1991), Bobby Unser (1981), Danny Sullivan (1985), Al Unser sr (1987), Emerson Fittipaldi (1993), Al Unser jr (1994), Helio Castroneves (2001, 2002, 2009), Gil de Ferran (2003) e Sam Hornish (2006). Per fare un paragone, il secondo proprietario più vincente nella storia di Indianapolis è Lou Moore, che vinse quattro volte negli anni ‘40. Nel 1971, il Penske Racing fa il suo debutto in Formula 1 con Donohue nel Gran Premio del Canada. Nel 1974 costruirà la sua prima vettura, la PC-1, che esordirà sempre in Canada e due anni dopo otterrà la prima vittoria in Austria grazie a John Watson.

 

Nel 1978, Roger Penske insieme a Pat Patrick, Dan Gurney, e molti altri proprietari che avevano partecipato alle manifestazioni allora organizzate dalla USAC (United States Auto Club), creano la Championship Auto Racing Teams (CART), di cui farà parte fino al 2002, quando si trasferì nella IRL (Indy Racing League), la categoria creata sei anni prima da Tony George e che tutt’ora gestisce la IndyCar Series. Tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80, grazie alla collaborazione con piloti leggendari quali Tom Sneva, Mario Andretti, Rick Mears, Bobby Unser, Al Unser sr e Danny Sullivan, il team Penske Racing si afferma come il team di riferimento delle corse Indy. Il fatto di costruirsi le vetture in proprio, invece di affidarsi ai costruttori tradizionali di quell’epoca come Lola e March, diventerà un marchio di fabbrica e gli permetterà numerosi exploit, e dalle nostre parti gli garantirà il soprannome di “Ferrari d’America”. Nel 1977 Tom Sneva diventa il primo pilota a far segnare una media sul giro superiore alle 200 mph all’Indianapolis Motor Speedway. Nel 1988 Penske sarà il primo (e tuttora unico) proprietario a monopolizzare la prima fila ad Indianapolis, con Rick Mears (che vincerà la gara), Danny Sullivan and Al Unser sr.

 

Il 1978 segna il debutto di quello che forse, tra tutti i grandi piloti che hanno corso per Penske, resta il pilota simbolo del team: Rick Mears. In 15 anni di carriera (tutti trascorsi con Penske), Mears conquisterà insieme 4 vittorie (record che divide con AJ Foyt ed Al Unser sr) e 6 pole position (record assoluto) alla Indy 500, 3 titoli, 40 pole position e 29 vittorie nella CART. Il sodalizio tra i due dura tutt’oggi: dopo il suo ritiro, avvenuto nel 1992, Mears ha continuato a lavorare per Roger Penske come “driving coach” e consigliere. Il rapporto tra i due viene spiegato dallo stesso Penske, che nella biografia di Mears afferma: “Rick è stato uno dei piloti più precisi e puliti nella storia delle corse, ed uno dei migliori. E’ stato sempre lo stesso, quando ha vinto la sua prima corsa, o la suo prima Indy 500, o la sua quarta Indy 500, è stato sempre lo stesso tipo di persona. Diceva sempre, ‘io metto il mio numero davanti a tutti, e lascio agli altri parlare di questo’. Mears non ha mai avuto un ego. Rick è stato sempre un giocatore di squadra”. Particolarmente significative sono due delle quattro vittorie ottenute insieme ad Indianapolis. Nel 1984 Mears e Penske furono costretti ad abbandonare il proprio telaio, rivelatosi inadeguato nelle prime due gare della stagione, per passare a quello March e vincere la gara. Nel 1991, Mears (che in passato aveva già subito un terribile incidente, di cui ancora oggi porta i segni) ebbe un incidente 16 giorni prima della Indy500. Nonostante quello, fu capace di ottenere la pole position, la sesta della sua carriera, e la vittoria, la quarta, alla fine di un memorabile duello con Michael Andretti.

 

Negli anni ’90 si conferma la forza di Penske, grazie a tre piloti del calibro di Emerson Fittipaldi, Al Unser jr e Paul Tracy. In particolare, la stagione 1994 si è rivelata come una delle più dominate della storia delle corse Indy (solitamente, per loro natura, restie a domini incontrastati da parte di un solo team). La nuova Penske PC-23 collezionò 12 vittorie su 16 gare, raccogliendo 10 pole position e 28 podii con Unser, Fittipaldi e Tracy. Particolarmente significativo, e controverso, il mese di Maggio ad Indianapolis. Il Team Penske si presentò, al posto dei normali Ilmor– Indy V8, con dei nuovi motori Mercedes che, sfruttando una norma creata per i motori stock block come i V-6 Buick, erano dotati di una potenza extra rispetto al normale (circa 1000 cavalli). Al Unser jr e Emerson Fittipaldi dominarono la gara, con Unser che vinse la sua seconda Indy 500 dopo aver ereditato la leadership da Fittipaldi, finito a muro mentre stava per doppiarlo a pochi giri dalla fine. Alla fine l’unico pilota a terminare a pieni giri fu il debuttante Jacques Villeneuve. Questa furberia fu però pagata a caro prezzo. Nel 1995 Unser jr finì secondo in campionato dietro allo stesso Villeneuve, ma l’anno fu macchiato dalla terribile onta della mancata qualifica ad Indianapolis (Unser fu il primo campione in carica a fallire l’obiettivo). Non potendo più utilizzare i motori Ilmor-Mercedes, entrambi i piloti Penske, Unser e Fittipaldi, soffrirono di una enorme instabilità aerodinamica  e, nonostante cercarono la qualificazione anche con altre vetture (Lola e Reynard) acquistate da altri concorrenti, fallirono incredibilmente. Per Penske fu una umiliazione pesantissima, aggravata ancor di più dal fatto che l’anno dopo la 500 Miglia di Indianapolis entrò a far parte del neonato campionato IRL, mentre Penske rimase come tutti i grandi team nella CART, e dovette aspettare 5 anni prima di tornare a correre (e vincere) ad Indy.

 

Una nuova generazione di grandi piloti ha incrementato il prestigio del team negli anni 2000. Gil de Ferran ha vinto due titoli CART nel 2000 e nel 2001, e la Indy 500 nel 2003; il pilota basiliano, il 28 ottobre del 2000  durante le qualifiche per la Marlboro 500 sul California Speedway, stabilirà il record mondiale di velocità per il giro più veloce su di un circuito permanente, ottenendo la pole position a 388,537 km/h alla guida di una Reynard-Honda (per cui il team aveva abbandonato i telai auto-costruiti, anche a causa della tragedia che nel 1999 colpì Gonzalo Rodriguez, alla seconda gara con Penske, morto in un incidente a Laguna Seca). Helio Castroneves ha vinto la 500 Miglia per tre volte, nel 2001, 2002 e 2009. Nel 2001 Penske decise di passare alla Indy Racing League, prima correndo solo ad Indianapolis e poi facendo parte a tempo pieno della categoria dalla stagione successiva. Nel 2004, dopo aver battuto per vinto per due anni (2001 e 2002) il titolo, il secondo proprio contro i piloti di Penske, Sam Hornish venne ingaggiato per sostituire de Ferran che si ritirava. Nel 2006 Hornish regala al team il suo primo (e finora unico) titolo nella IRL, vincendo pure la 500 Miglia di Indianapolis in una incredibile volata con il giovanissimo Marco Andretti.

 

Dal 1972 Penske è impegnato anche in NASCAR. Il suo team esordì a Riverside, California, con alla guida sempre Mark Donohue. La squadra partecipò part time al campionato per alcuni anni, prima di disputare la prima stagione a tempo pieno con Bobby Allison nel 1976, finendo in quarta posizione in campionato. Nel 1980, la squadra si schiera due gare con l’esordiente Rusty Wallace, che termina secondo nella sua prima gara, dietro Dale Earnhardt. Dopo undici anni di assenza, Penske tornerà in NASCAR nel 1991, sempre con Wallace. Nel 2008 il team vince per la prima volta la 500 Miglia di Daytona, con Ryan Newman che precede il compagno di squadra Kurt Busch.

 

Nel 2005, dopo più di 30 anni di assenza, Penske è tornato alle sue radici endurance, dove aveva vinto la 24 Ore di Daytona al debutto nel 1969. Nell’aprile di quel mese Penske annunciò infatti l’accordo per schierare due nuove Porsche RS Spyder di classe LMP2 nella American Le Mans Series. Il ritorno si è subito rivelato trionfale, grazie alla conquista dei titoli di classe con Sascha Maassen e Lucas Luhr nel 2006, e con Timo Bernhard e Romain Dumas nel 2007 e nel 2008. Nel 2008 Bernhard e Dumas (insieme ad Emmanuel Collard) hanno conquistato la vittoria assoluta nella 12 Ore di Sebring, primi ed unici a riuscirci alla guida di un prototipo di classe LMP2. Il team è poi passato alla Grand-Am Rolex Sports Car Series, dove ha gareggiato nel 2009 sempre con Bernhard e Dumas, con una Riley motorizzata Porsche.

 

Il 2010 si prospetta ancora ricco di impegni per Penske. In IndyCar il team dovrebbe affiancare alle tradizionali due vetture per Castroneves e Ryan Briscoe una terza per l’australiano Will Power. In NASCAR verranno schierate tre vetture nella Sprint Cup, per Kurt Busch, Hornish e Brad Keselowski, mentre nella Nationwide Series verranno schierati due giovani molto promettenti come Justin Allgaier e Parker Klingerman, mentre il programma Grand-Am verrà tagliato per mettere sù la terza vettura IndyCar per Power. Con un tale schieramento di piloti c’è da scommettere che le vittorie di Roger Penske aumenteranno ulteriormente. La storia ci ha insegnato nel corso degli anni che a tutti i livelli vincere è una tradizione per il Penske Racing e la stagione 2010 promette di aggiungere un altro entusiasmante capitolo allo storia di questa vera e propria leggenda vivente dell’automobilismo a stelle e strisce.

 

Indycar History: Roger Penskeultima modifica: 2009-11-20T18:46:16+01:00da straygor
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