Bourdais, semi-disoccupato di lusso

In questi giorni negli Stati Uniti, anche a seguito della sua bella prova a Sebring con la Peugoet, ci si sta chiedendo perché Sebastien Bourdais sia privo di un volante per tutta la stagione. Con tutto il rispetto per Hideki Mutoh, in un mondo ideale non sarebbe lui la guida del Newman Haas Lanigan Racing nella Izod IndyCar Series in questa stagione. Probabilmente avremmo Sebastien Bourdais o Graham Rahal alla guida. Ma se Rahal ha almeno un programma parziale con il Sarah Fisher Racing nella IndyCar, Bourdais guiderà per la Peugeot alla 24 Ore di Le Mans nel mese di giugno e, probabilmente, alla Petit Le Mans a Road Atlanta in autunno. Ma a parte questo, al momento non ha altri impegni per il resto del 2010, un paradosso per quello che negli Stati Uniti è considerato uno dei piloti più talentuosi che si siano visti negli ultimi anni.

Bourdais ha corso nella CART/ChampCar World Series nel periodo 2003-2007, vincendo 31 delle 73 gare disputate e quattro campionati consecutivi. Nel 2008 è finalmente approdato in Formula Uno, ma dopo un anno e mezzo per lo più deludente è stato scaricato a metà del 2009 dalla Scuderia Toro Rosso. Il francese ha completato poi il 2009 vincendo una paio di gare nella serie Superleague. Il suo allontanamento ha riaperto la solita disquisizione sui piloti che ottengono risultati negli USA e che poi invece non riescono a fare altrettanto in Formula 1.

Il denominatore comune dei problemi dei vari Zanardi, da Matta e lo stesso Bourdais è stato che loro erano abituati a lavorare a stretto contatto con i loro ingegneri per ottenere il massimo dalla vettura. In Formula 1 invece si sono ritrovati costretti ad adeguare il loro stile di guida alla macchina che gli veniva data, con poca o nessuna possibilità di sistemare la situazione. Nelle corse americane, piloti e ingegneri lavorano in partenariato, piuttosto che in gerarchia. In ChampCar avevamo molte più cose su cui agire per trovare il giusto setup, rispetto alla Formula 1“, dichiarò Bourdais in un’intervista nel 2008. In Formula 1 è tutto molto ottimizzato, e una volta che l’auto è in fase di progettazione non è più regolabile. Le sospensioni sono così, se si desidera cambiare l’angolo del caster, per esempio, è necessaria una nuova sospensione. Questo limita l’influenza e l’impatto delle osservazioni del pilota su certi aspetti. E’ molto diverso e ovviamente, quando si combatte un problema, trovare soluzioni è molto più difficile e richiede molto più tempo.

In molti si chiedono cosa potrebbe fare Bourdais adesso in IndyCar Series, in un campionato molto più competitivo di quella ChampCar che lui dominò. Se metà delle gare adesso sono su circuiti stradali o cittadini, su cui non avrebbe problemi, ci si chiede come si comporterebbe sugli ovali. Giova ricordare che Bourdais ha vinto quattro delle otto gare disputate su ovale (che in ChampCar in quegli anni erano praticamente spariti). Nella sua unica apparizione alla 500 Miglia di Indianapolis (nel 2005) era nella top 5 quando fu messo ko da un incidente negli ultimi giri. Craig Hampson, suo ingegnere ai tempi della ChampCar, ritiene che Bourdais fosse in grado di migliorare rapidamente sugli ovali. “Sebastien faticò molto a Milwaukee i primi anni, ma la 500 Miglia di Indianapolis del 2005 lo ha aiutato molto anche per Milwaukee“, ha raccontato anni fa Hampson a John Oreovicz, giornalista di ESPN. Lui capì che cosa doveva fare ora e come la vettura doveva essere in modo da poter fare bene in gara. Di sicuro la più bella vittoria per me fu nel 2006 a Milwaukee, perché ottenemmo la pole position quando nessuno se lo aspettava da noi. Avemmo qualche problema in gara a causa di una foratura, ma ci riprendemmo. Fu il nostro momento più bello dell’anno.”

Bourdais, semi-disoccupato di lussoultima modifica: 2010-03-23T22:32:27+01:00da straygor
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