IndyCar – Ciao Dan…

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Dan Wheldon, 33 anni, una moglie e due figli piccoli, ci ha lasciati. Detta così è dura.

Ci sono momenti in cui l’automobilismo è la cosa peggiore al mondo. Momenti in cui metti in dubbio tutta la tua passione, ti chiedi perché. Ma è solo un attimo. Poi ci pensi, e ti rendi conto della crudele realtà. L’automobilismo è uno sport pericoloso, è vero, ma (sarà banale dirlo) chi lo pratica sa a cosa va incontro e quali rischi corre. E allora ti accorgi che Dan Wheldon, 33 anni, una moglie e due figli piccoli, ieri è morto facendo ciò che più amava al mondo. Dan Wheldon ieri è morto con il sorriso sulle labbra. Di quanti si può dire sia successo lo stesso? Di quanti si può dire che nell’attimo finale della loro esistenza si stavano divertendo da matti? Di quanti si può dire che nel momento della loro morte fossero in completa armonia con il proprio mondo?

Ora partiranno le solite polemiche. E’ giusto andare così forte, correre in questo modo? L’ovale di Las Vegas è troppo pericoloso, è troppo inclinato e troppo stretto? 35 vetture per un ovale di 1.5 miglia che vanno a 360kmh di media sono troppe? Tutto inutile e tutto superfluo.

Spesso ci si dimentica che correre su una macchina è qualcosa di pericoloso. Tutti i progressi per la sicurezza, sulle vetture e sulle piste, non hanno annullato e non annulleranno mai al 100% il rischio di morire. Ecco perché quando si parla di corse, bisognerebbe sempre ricordarsi di questo: che non stiamo parlando di uno sport come gli altri, e non può essere trattato come uno sport qualsiasi. Negli ultimi tempi molti appassionati erano tornati a chiedere la velocità, di battere i record degli anni ’90, quando le vetture arrivavano a toccare i 400 kmh. Ma battere i record di velocità su una pista non è come segnare più gol di tutti o fare più canestri di tutti. Per Pelè o Michael Jordan cercare il gol in più o il canestro in più non significava mettere in gioco la propria vita. Per un pilota si, e questo non va dimenticato mai. Mai.

Ma tutti questi discorsi cadono in secondo piano, davanti alla realtà, che forse qualcuno riterrà cruda, che ieri è morto un ragazzo felice. Nel momento del dolore e della disperazione, dei dubbi e delle domande, in cui ti chiedi il senso di tutto ciò che più ami, questa deve essere la nostra consolazione: che ieri è morto un ragazzo felice.

Ciao Dan, il tuo sorriso e la tua passione saranno sempre con noi…

 

IndyCar – Ciao Dan…ultima modifica: 2011-10-17T11:53:13+02:00da straygor
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