IndyCar – Franchitti e la Indy 500 2012 nella leggenda

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La 500 Miglia di Indianapolis che è appena passata e ha visto Dario Franchitti conquistare la terza vittoria ha sicuramente lasciato agli appassionati un grande ricordo. Gli elementi che rimarranno impressi nella Storia dell’automobilismo e nei ricordi degli appassionato sono innanzitutto i 35 cambi di leadership hanno rappresentato un record per la gara; ma soprattutto un finale thrilling che è sembrato perfettamente disegnato da uno sceneggiatore cinematografico: l’outsider che negli ultimi giri effettua una serie di sorpassi incredibili e all’ultimo giro tenta l’attacco finale al leader della corsa. Ma la vita reale non è un film, stavolta l’impresa è andata male, e l’outsider Takuma Sato è finito a muro. Ovviamente si è subito acceso il dibattito: ha fatto bene Sato? E’ stata colpa di Franchitti, che ha stretto troppo? O troppo aggressivo il giapponese? L’impressione personale è stata che, razionalmente, Sato ha tentato un azzardo. La cosa grave non è questa; solitamente un pilota non andrebbe biasimato perchè ha tentato di vincere, specialmente ad Indianapolis, invece di accontentarsi di un secondo posto. La “colpa” di Sato sta nell’aver tentato un azzardo dopo averne tentato un altro un giro prima, mentre avrebbe potuto aspettare e tentare un attacco più “sensato” nel rettilineo opposto. Ovviamente, “sensato” è una parola che all’ultimo giro di una 500 Miglia può voler dire tutto e niente, così come è ovvio quanto sia difficile prendere la decisione più “sensata” in quelle frazioni di secondo. Ma, dall’altro lato, è anche vero che loro sono piloti e questo è il loro mestiere: saper prendere decisioni “sensate” in frazioni di secondo. La situazione può essere riassunta così: Sato ha effettuato quella che gli americani chiamano una mossa “hero or zero”; una manovra del genere se ti riesce ti fa diventare una leggenda, se la sbagli ti fa diventare un pirla. Quando decidi di fare una mossa così, devi accettare poi le conseguenze del risultato.

Con questa vittoria, Dario Franchitti entra ancor più nella leggenda. 3 Indy 500, 4 campionati, a cui va aggiunta una vittoria alla 24 Ore di Daytona, lo rendono probabilmente il miglior pilota attualmente in attività. Lo status di leggenda e il diritto di “sedere a tavola” coi Grandi della Storia dell’automobilismo (tra cui il suo idolo, Jim Clark), Franchitti se l’è conquistata dimostrando, lungo la sua carriera, di essere veloce in più categorie. L’esperienza in NASCAR è stata troppo breve per essere indicativa, ma basta vedere quanto veloce è quando è andato a correre coi prototipi, nella GrandAm o in ALMS, per capire il valore dello scozzese. Probabilmente, Franchitti ricalca alla perfezione la figura del pilota poliedrico che ancora negli USA è tanto valida, ed invece in Europa si è persa. Adesso sarà interessante vedere chi tra lui ed Helio Castroneves sarà il primo (se ci riusciranno) a raggiungere AJ Foyt, Al Unser e Rick Mears nel club dei quattro volte vincitori della Indy 500. L’impressione è che Franchitti abbia più chance perché al contrario del brasiliano, probabilmente in parabola discendente, lui a 39 anni sembra nella fase migliore della sua carriera, ed anzi sembra ancora in fase di miglioramento.

Tornando a considerazioni generali sulla gara, va sottolineato come sia stata una gara bellissima, combattuta, con tanti sorpassi. Per questo, va dato alle nuove vetture ed ai nuovi motori di aver svolto in pieno il loro compito. Ad inizio anno le nuove vetture erano molto criticate perchè esteticamente non erano proprio accattivante, e c’era tanto scetticismo. Quello che queste prime uscite stagionali stanno dimostrando è che le nuove vetture stanno invece smentendo i critici, producendo delle gare spettacolari. A detta della quasi totalità degli addetti ai lavori e degli appassionati, quella vista Domenica è stata la migliore 500 Miglia di Indianapolis vista negli ultimi 15/20 anni. Chi è mancata è stata la Lotus, che obiettivamente ha fatto una brutta figura ad Indianapolis. Vedere due vetture, nella gara più importante dell’anno, fermate perché troppo lente, è stata una cosa molto deludente. Per questo motivo, va dato atto a Chevrolet ed Honda di aver fatto un grande lavoro, e successivamente un grande sforzo per supplire alla mancanza del costruttore inglese e permettere che al via della 500 Miglia di Indianapolis ci fossero i tradizionali 33.

IndyCar – Franchitti e la Indy 500 2012 nella leggendaultima modifica: 2012-05-31T16:01:00+02:00da straygor
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