IndyCar – Impressioni dopo la gara in Texas

sport, motori, izod indycar series, texas, wilson, briscoe, power, hildebrand, dixon, kanaan, franchitti

E’ andata in scena sabato sera la prima (ed unica quest’anno) gara stagionale della IZOD IndyCar Series su un ovale da 1,5 miglia, la prima anche dalla morte di Dan Wheldon a Las Vegas lo scorso Ottobre. La gara era stata preceduta da numerose riunioni in cui organizzatori e piloti avevano fissato le nuove regolazioni aerodinamici, allo scopo di evitare i grupponi (il cosiddetto ‘pack racing’) che avevano più o meno caratterizzato le corse su questo genere di ovali negli ultimi 10 anni. L’obiettivo è stato raggiunto: la gara della scorsa notte ha visto le vetture sgranarsi e non rimanere tutte vicine le une alle altre. Quella che ne è uscita è stata piuttosto una gara old style, simile alle gare CART degli anni ’90, con vetture separate da grandi (per quello a cui eravamo abituati su un ovale del genere) distacchi. Le vetture si sono potute separare, si sono potute lasciare e riprendere, si sono potute dare battaglia e superare, senza però che 10/12/15 vetture rimanessero tutte compattate, con il rischio di carambole come ne avevamo viste diverse in questi ultimi anni. Una grande influenza (forse troppa?) hanno avuto le gomme: da questo punto di vista, ne è uscita una gara strana, con repentini cambi di prestazioni. Piloti che nel giro di due giri perdevano anche 10 mph, con la vettura che diventava molto (troppo?) nervosa. Si sono viste cose che difficilmente si vedevano su un ovale, sbandate e sovrasterzi più comuni ai circuiti stradali che non ad un ovale. Per uno di questi, Graham Rahal ha perso la gara al penultimo giro, quando il pilota di Ganassi ha toccato il muro. E praticamente per lo stesso motivo, Scott Dixon, dominatore della corsa, è finito a muro.

Ritornando al giudizio sulla gara, questa è stata spettacolare. Sicuramente un bel pò diversa da quello a cui eravamo abituati negli ultimi 10 anni, e bisognerà riabituarcisi. Non si può dire quale situazione era migliore. L’autore di questo articolo, anche per esperienza personale diretta, non se l’è sentita, anche all’indomani della morte di Wheldon, di sconfessare le gare con il modello ‘pack racing’. I grupponi erano un pò “particolari”, ma anche molto spettacolari, selvaggi nel bene e nel male. Hanno prodotto alcune delle gare più incredibili di questi anni ed alcuni dei finali più emozionanti che si possano immaginare, ma erano anche rischiosi, con il pericolo di contatti e incidenti multipli (associati pure ad una sinistra tendenza delle vecchie vetture a decollare…tendenza che sembra purtroppo non del tutto eliminate con le nuove vetture). La gara è stata bellissima anche sabato notte, ed incerta fino alla fine. Difficile dire se sia stata migliore o peggiore di quelle degli ultimi anni; semplicemente, appunto, diversa. I sorpassi ci sono stati, le battaglie ci sono state, pure i contatti con le relative polemiche (vedasi il “caso” Kanaan-Power). Insomma, si è riusciti a cambiare modo di correre senza andare a scapito dello spettacolo.

Molto soddisfatti si sono dichiarati praticamente tutti i piloti. Molti di loro avevano passati tutta la carriera a correre in “modalità ‘pack racing’”, mentre gli altri, i reduci dalla CART come Franchitti, Dixon o Castroneves, sono stati comunque costretti a rimodellare il loro approccio alla corsa. “Devo dire che questa è stata la migliore corsa che abbia mai disputato su un ovale“, ha detto Power. “Si doveva alzare il piede, era necessario prendersi cura dei propri pneumatici, si è dovuto guidare davvero, c’era molto movimento. Questo è proprio il tipo di corsa che abbiamo bisogno di avere su questo genere di circuiti.” Molti piloti, specialmente veterani come Justin Wilson, Tony Kanaan e Dario Franchitti (rappresentanti della IndyCar Drivers’ Association), avevano chiesto alla IndyCar modifiche aerodinamiche per rendere le vetture più difficili da guidare e ottenere più facilmente una certa separazione tra i piloti. Vedendo la gara in Texas, la missione sembra essere stata compiuta. “Sono mentalmente svuotato, come a Indy”, ha dichiarato Ryan Briscoe a fine gara. “Ho avuto una macchina molto scivolosa negli ultimi 100 giri ed è stato molto, molto impegnativo. Ma abbiamo chiesto di rendere le vetture più difficili da guidare e abbiamo ottenuto esattamente quello che abbiamo chiesto. Bisognava restare sempre concentrati, e io sono davvero felice con questo pacchetto aerodinamico.” “Sono assolutamente convinto che tutti i piloti adesso devono dimostrarsi in grado di saper guidare l’auto, e questo è divertente per noi, quando tu sei quello che la fa funzionare e si possono vedere i risultati”, ha detto JR Hildebrand, che è risalito dal 23° posto in griglia per chiudere al quinto posto, uno dei piloti più giovani della IndyCar e quindi abituato alle corse ‘pack racing’. “E’ ancora un progetto di ingegneria, ma come pilota è molto bello avere molti più input da immettere in quello che sta succedendo.”

Il risultato di tutto questo è che la corsa è stata vinta da un pilota che finora, in carriera, non aveva mai dimostrato di avere la possibilità di vincere su un circuito ovale. Evidentemente, con il suo stile di guida  Justin Wilson, grande specialista dei circuiti stradali e cittadini, si è trovato più a suo agio con questa configurazione (ricordiamo che poteva vincere anche ad Indianapolis qualche settimana fa). “Penso che la IndyCar abbia fatto un lavoro fantastico, abbiamo avuto a disposizione un grande pacchetto aerodinamico che ha permesso ai piloti di andare e venire per tutta la gara”, ha commentato il pilota inglese. “Non siamo stati incollati alla pista, correndo a tutto gas e in attesa che qualcosa accadesse. Ognuno era impegnato a correre a suo modo per tutta la notte.

Il dispiacere è che quest’anno ci saranno pochissimi ovali dove rivedere lo spettacolo di sabato notte. Le prossime due gare saranno sugli ovali corti di Milwaukee e Iowa, mentre l’altro ovale lungo (questa volta da 2 miglia) sarà quello californiano di Fontana, dove si disputerà l’ultima prova stagionale.

IndyCar – Impressioni dopo la gara in Texasultima modifica: 2012-06-12T14:44:20+02:00da straygor
Reposta per primo quest’articolo

2 pensieri su “IndyCar – Impressioni dopo la gara in Texas

  1. L’impressione, gara dopo gara, è che la nuova macchina fa schifo. Senza mezze misure. Brutta come poche cose al mondo. I motoristi, Honda esclusa, non sono all’altezza e lo spettacolo è sempre più deprimente. Imbarazzante l’inquadratura nella quale si possono vedere le gradinate vuote per un buon 50% delle possibilità… Tristezza. Tristezza profonda.

  2. Mah…io non sarei così pessimista…le vetture sono particolari, forse non bellissime, ma neanche così brutte…ma sicuramente stanno producendo delle gare molte belle e spettacolari, divertenti ed incerte, come vuole il pubblico e come è nello spirito delle corse USA (e credo di tutte le corse)…Honda e Chevrolet stanno facendo un buon lavoro, non ci sono state rotture clamorose e problemi particolari di affidabilità come si poteva temere…certo, sono vetture e motori nuovi che hanno bisogno di miglioramenti, che arriveranno con il passare del tempo…sul problema delle tribune, sono vere due cose secondo me: 1) è un problema che la IndyCar si trascina da diversi anni; 2) bisogna sempre ricordarsi che in impianti come il Texas Motor Speedway dire che le tribune sono vuote per il 50% significa comunque dire che c’erano 75/80 mila spettatori…pochi sport al mondo possono fare, in un giorno solo, 75/80 mila spettatori…

Lascia un commento