IndyCar – Buoni e cattivi della stagione 2012

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BUONI

Ryan Hunter-Reay: ha coronato una grande stagione con una gara intelligente che gli ha consegnato il primo titolo. Dopo una carriera difficile, in cui non sempre ha trovato con facilità chi gli desse fiducia, ha finalmente concretizzato quanto di buono aveva fatto vedere in passato. Ha inoltre il grande merito di avere riportato il titolo negli USA, risultato che lo renderà sicuramente ancora più popolare tra i fan, che chiedono da tempo uno stop al predominio straniero.

Simon Pagenaud: vincitore del titolo di rookie dell’anno, il francese è stato tra la più grossa sorpresa del 2012. Si sapeva che era un buon pilota, ma non ci si immaginava che potesse già lottare per la vittoria come ha fatto in numerose gare quest’anno. Ancor di più, è stato subito competitivo sugli ovali (5° in Iowa, 6° in Texas), su cui finora non aveva mai corso. Era dato vicino a Penske, ma il contratto lo blinda con il team di Sam Schmidt.

Helio Castroneves: dopo un paio di anni in chiaroscuro, il brasiliano è tornato competitivo in concomitanza con l’arrivo dei nuovi telai e dei nuovi motori, tornando a lottare per quel titolo che non ha mai centrato. Paradossalmente, una delle prestazioni più opache è arrivata nella “sua” gara, la 500 Miglia di Indianapolis.

Rubens Barrichello: non ha ottenuto particolari acuti, ma si è adattato bene al nuovo ambiente, mostrandosi a suo agio come se corresse qui da dieci anni. Anche sugli ovali, dove si temeva potesse andare in difficoltà, è stato abbastanza competitivo. Nel finale di stagione è arrivato anche qualche risultato (4° a Sonoma, 5° a Baltimore) per chiudere degnamente una buona stagione d’esordio.

Scott Dixon: complici anche le sfortune e i problemi di Franchitti è tornato il numero 1 all’interno del Team Ganassi, anche se il botto in Texas pesa come un macigno sulla sua rincorsa al secondo titolo.

James Hinchcliffe: non inganni il calo a fine stagione (solo un arrivo nella top 10 nelle ultime 7 gare), perchè per più di metà stagione è stato in corsa per il titolo. Alla prima stagione in un top team, con la pressione di dover sostituire una star (più mediatica, a dire il vero) come Danica Patrick, è stato competitivo, con pochi errori e spesso davanti ad Hunter-Reay. E’ mancata solo la vittoria.

COSì COSì

Dario Franchitti: il voto sarebbe la media tra un 5 per la stagione e un 10 per la sua terza vittoria alla 500 Miglia di Indianapolis. Al di fuori di Indy è stata una stagione molto deludente, un po’ per sfortuna un po’ per qualche problema ad inizio anno (era tra i piloti più scettici sulla nuova pedaliera sin dai test prestagionali). Nel finale di stagione è tornato competitivo, a dimostrazione che non è finito e che l’anno prossimo tornerà a lottare per il titolo, oltre che per una leggendaria quarta vittoria ad Indy.

Justin Wilson: ha ottenuto molto meno di quello che ha messo in mostra e meritava. La vittoria in Texas, dopo che ad Indy era stato in gioco per il successo fino alle battute finali, ha dimostrato che è ormai competitivo pure sui circuiti ovali. Meriterebbe una chance in un top team, almeno per coronare una onesta carriera da big dei team da seconda fascia, e forse quest’inverno potrebbe anche arrivargli (vedasi posto libero in Penske).

Tony Kanaan: ancora una buona stagione per il veterano brasiliano, che ha pagato un po’ i problemi riscontrati quasi sempre in qualifica. Ma ancora una volta ha chiuso il campionato tra i primi dieci, dimostrando che tra lui e il team non è stato lui il problema.

Takuma Sato: ancora una stagione in bilico tra grandi prestazioni, colpi da maestro ed erroracci imperdonabili. Highlights della stagione (e della carriera) gli ultimi due giri ad Indy: sorpasso capolavoro su Dixon, frittata incredibile su Franchitti.

CATTIVI

Marco Andretti: difficile immaginare una stagione peggiore. La cosa più grave è che non si ricordano particolari errori (se non ad Indy;, è semplicemente andato piano, uscendo demolito non solo dal confronto con un veterano come Hunter-Reay, ma anche da un secondo anno come Hinchcliffe. Urge serio riscatto nel 2013.

Will Power: ok, si è giocato il titolo per il terzo anno consecutivo. Il problema è che per il terzo anno consecutivo lo ha perso, perdippiù con un suo errore all’ultima gara (come nel 2010). Fa impressione pensare che un pilota così competitivo su cittadini e stradali non vinca una gara da aprile.

EJ Viso: non si è praticamente mai visto per tutta la stagione. Sono ormai quattro anni (dopo una buona stagione d’esordio nel 2008) che si aspetta un suo acuto. Invano.

Lotus: il motorista inglese è stato semplicemente ridicolo, con il picco della bandiera nera subita alla 500 Miglia di Indianapolis perché andava troppo lento. Non ci si può presentare in queste condizioni all’evento più importante dell’anno.

Menzioni d’onore

In positivo: Oriol Servia (appena è passato dai motori Lotus ai motori Chevrolet è tornato immediatamente competitivo), Charlie Kimball (vincitore del titolo virtuale di Most Improved Driver, grazie anche al primo podio in carriera), Ed Carpenter (si conferma top driver sugli ovali, qualche miglioramento sugli stradali).

In negativo: Graham Rahal (ci si aspettava il salto di qualità definitivo, è stato invece molto incostante), Josef Newgarden (ok, era un rookie, ma almeno un piccolo risultato lo poteva portare a casa).

IndyCar – Buoni e cattivi della stagione 2012ultima modifica: 2012-09-24T09:25:00+02:00da straygor
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3 pensieri su “IndyCar – Buoni e cattivi della stagione 2012

  1. Anche io condivido, anche se mi aspettavo di più da Barrichello. Ad ogni modo fra i cattivi avrei messo gli spettatori…ma qualcuna l’ha vista questa indycar? Guardando da qui non mi sembra che gli americani amino molto questa seria, gli spalti erano sempre vuoti, peccato.

  2. Quella degli spettatori è davvero assurda…io penso che si paghino i danni provocati dalla divisione…ci vorranno anni e anni per recuperare credibilità ed appeal (Indy 500 a parte)…comunque una stagione come questa, avvincente, con nuove macchine e nuove motori che hanno reso le gare ancora più combattute ed incerte di quanto già non fossero, sarà sicuramente un’ottima presentazione…

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