IndyCar – La 250a gara di Dario Franchitti

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Quella di domenica a Long Beach sarà una gara speciale per Dario Franchitti. Per il pilota scozzese si tratterà infatti della 250° gara in IndyCar, se si conteggiano anche le stagioni in CART. In 16 anni di carriera a stelle e strisce (esordì nella CART il 2 marzo 1997 sull’Homestead-Miami Speedway) Franchitti ha accumulato un palmares che lo rende una vera e propria leggenda dell’automobilismo mondiale: 3 vittorie alla 500 Miglia di Indianapolis (2007, 2010 e 2012), 4 campionati IndyCar (2007, 2009, 2010 e 2011), 31 vittorie, 29 pole position, a cui va aggiunta la vittoria alla 24 Ore di Daytona nel 2008. “E’ passato molto tempo, ma non si tratta solo di essere ancora qui, ma di essere ancora qui e cercare di essere competitivi“, ha detto Franchitti, che ha conquistato la sua prima vittoria nell’agosto del 1998 a Road America. “Se continuo a essere competitivo sarò felice. La spinta a continuare è una cosa, ma si tratta anche di essere realistici riguardo all’essere competitivo. In questo momento, siamo ancora in grado di esserlo. E’ incredibile pensare a tutti questi anni, alle gare che ho avuto modo di vincere, alle persone con cui ho avuto modo di lavorare, ai compagni di squadra che ho avuto, alle squadre con cui ho lavorato, agli amici che mi sono fatto. Questa è stata la mia vita per molto tempo e spero che continui per molto tempo, perché era il mio sogno fare questo e io sono ancora qui. E’ un ambiente competitivo e si cerca sempre di essere al top, e se non sei in cima fai di tutto per esserci. Questo è ciò che rende questo sport così grande, credo.” Ovviamente nell’automobilismo non ci sono solo momenti belli, ma anche quelli tristi. I peggiori sono sicuramente quando muore un collega. Per Franchitti, il momento peggiore è stato probabilmente il 31 ottobre 1999, quando sull’ovale di Fontana, in California, morì il suo grande amico Greg Moore.  “Per me, ci sono due aspetti di Greg che contano“, ha dichiarato Franchitti. “C’è stato il ragazzo che era mio amico, una persona così divertente con cui stare, un fedele amico come mai potrai trovarne. C’era poi la personalità che Greg aveva, un personalità che univa. Ancora oggi tutti noi che correvamo a quel tempo stiamo insieme. Dobbiamo ringraziare lui per questo. Ci vuole una personalità speciale per avere quel tipo di grandezza.” Da allora, diverse volte Franchitti ha dedicato le sue vittorie a Moore, come quando vinse a Vancouver (la città natale di Moore) nel 2002, quando vinse per la prima volta a Fontana nel 2005, o quando vinse il titolo ad Homestead nel 2009. Ma le qualità di Franchitti vanno aldilà dei numeri. Due cose soprattutto fanno impressione e possono far capire la sua grandezza. La prima è che quando arrivò negli USA, da buon pilota europeo, era uno specialista dei circuiti stradali e cittadini, mentre gli ovali erano il suo tallone d’achille. Negli anni è invece diventato un maestro delle corse su ovali, che gli hanno permesso di vincere diversi campionati grazie alle vittorie ed ai punti accumulati su questo genere di circuiti. La seconda cosa impressionante è che da giovane era considerato un pilota molto aggressivo, mentre negli anni è diventato un maestro della strategia, un vero professore dei consumi tanto che diverse vittorie sono arrivate grazie ad una attenta gestione del carburante (basti pensare alla vittoria 500 Miglia di Indianapolis del 2010, o quella dei titoli IndyCar del 2007 e 2009). L’ultimo anno, e anche l’inizio di questo 2013, in corrispondenza dell’arrivo delle nuove vetture e dei nuovi motori, sono stati difficili per il pilota scozzese, ma anche in un anno complicato come il 2012 è riuscito comunque ad estrarre dal cilindro una prestazione maiuscola proprio quando più contava, ovvero ad Indianapolis. Altra dimostrazione di grandezza. Nel cattivo inizio di 2013 potrebbero anche incidere i problemi personali di Franchitti, dovuti al divorzio dopo quasi 12 anni di matrimonio dall’attrice Ashley Judd. Il divorzio è arrivato in maniera amichevole, ma sicuramente qualche scoria psicologica potrebbe aver inciso sul cattivo inizio di stagione. Ma Long Beach, dove correrà per la dodicesima volta, sembra essere il terreno ideale per far partire il suo rilancio. “Long Beach è stato dove ho ottenuto la mia prima vittoria per Chip Ganassi, così questo posto è davvero speciale per me“, ha detto Franchitti. “Long Beach ha un sacco di storia ed è una gara in cui solitamente ho fatto bene. Non riesco a pensare ad un altro circuito cittadino che ha quel tipo di storia. Si tratta di un grande evento, quindi sarebbe bello vincere qui.

IndyCar – La 250a gara di Dario Franchittiultima modifica: 2013-04-17T12:32:00+02:00da straygor
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