Un ricordo di Ayrton Senna: il giorno in cui la IndyCar mise paura alla Formula 1

PPG Indycar World Series

20 Dicembre 1992: il giorno in cui la IndyCar mise davvero paura alla Formula 1. Quel giorno, sul Phoenix Firebird Raceway, un piccolo circuito che la IndyCar usava spesso a quei tempi per effettuare dei test, il pilota più popolare della storia contemporanea della Formula 1, Ayrton Senna, metteva in pratica quella che fino a quel momento era sembrata solo una minaccia: varcare l’oceano per andare a gareggiare in quella che allora era conosciuta come Formula Indy.

Il 1992 era stato un anno difficile Senna. La McLaren aveva perso molto terreno rispetto ai rivali della Williams, per problemi di affidabilità, per un motore Honda meno dominante degli anni precedenti, ma soprattutto per la mancanza delle sospensioni attive che erano state la vera chiave di volta della Formula 1 di quegli anni. Senna non era soddisfatto di quella svolta eccessivamente tecnologica della Formula 1, e più volte aveva manifestato la sua insofferenza e la mancanza di divertimento che provava quando guidava. Nei suoi quattro anni precedenti con la McLaren, il brasiliano aveva vinto il titolo per tre volte, con una media di sette vittorie all’anno. Nel 1992 chiuse con solo tre vittorie e il quarto posto in campionato. A fine sia il suo contratto che quello della Honda erano scaduti, lasciando la situazione in una sorta di limbo. Per il nuovo anno la McLaren stava trattando con la Lamborghini, un motore poco affidabile e potente, o con la Ford, per avere un motore di due specifiche più indietro rispetto a quello fornito alla Benetton, che aveva un accordo come factory team. Ma ancora peggio, il suo tentativo di firmare con la Williams era stato bloccato da Alain Prost , che tornava in Formula 1 dopo un anno sabbatico e che aveva chiesto espressamente u nel suo contratto con la squadra di Sir Frank una clausola che vietasse la firma di Senna. Il brasiliano si trovava così con le spalle al muro quando ricevette un invito dal suo connazionale Emerson Fittipaldi, che lo invitava a provare la Penske-Chevrolet con cui lui correva nella Formula Indy.

La categoria americana era a quel tempo all’apice della sua gloria, come dimostrava la firma di Nigel Mansell, appena laureatosi Campione del Mondo di Formula 1 con la Williams, con il team Newman-Hass. Dopo aver firmato il nuovo Campione del Mondo di Formula 1, firmare il pilota più popolare della storia contemporanea della Formula 1 sarebbe stato un colpo incredibile per la IndyCar. Senna decise di accettare l’invito dell’amico e mentore Fittipaldi, e quel giorno di Dicembre si presentò sul circuito dell’Arizona per effettuare un vero e proprio test esplorativo. Insieme con tutto lo staff del Team Penske e di Fittipaldi, erano presenti il quattro volte vincitore della 500 Miglia di Indianapolis Rick Mears e l’ultima recluta di Penske , un giovane Paul Tracy. Il motivo esatto che spinse Senna ad accettare la proposta probabilmente non sarà mai conosciuto. Si è molto discusso se il campione brasiliano avesse reali aspirazioni di correre in IndyCar o se questo fosse solo uno stratagemma di contrattazione per un nuovo contratto con la McLaren (come poi in realtà avvenne per la stagione 1993) o in generale per mettere pressione all’intero mondo della Formula 1, con una strategia simile a quella usata da Enzo Ferrari a metà degli anni ’80 con il progetto Ferrari 637. La scomparsa di Senna in quel tragico 1 Maggio 1994 ha definitivamente schiuso le porte dell’immaginazione. C’è chi ha sognato una 500 Miglia di Indianapolis 1993 da sogno, una sorta di All Star Game con 5 ex Campioni del Mondo di Formula 1 come Senna, Fittipaldi, Nelson Piquet, Mansell, e Mario Andretti ed i grandi campioni USA, Michael Andretti, Bobby Rahal,  Al Unser Jr,  Al Unser Sr, Danny Sullivan, e i giovani emergenti Tracy e Robby Gordon. Altri narrano invece che Senna non avrebbe mai corso in IndyCar e alla 500 Miglia di Indianapolis, perché aveva paura di correre sugli ovali, per le altissime velocità e la presenza dei muretti.

Quello che è certo è che il test fu un successo, come raccontato da Nigel Beresford, uno degli ingegneri del Team Penske nel 1992. Con la vettura utilizzata quell’anno, Fittipaldi scese in pista per primo, effettuando due serie di 12 e 13 giri rispettivamente, facendo segnare il miglior tempo in 49.70. Poi fu la volta di Senna. Il brasiliano scese in pista per un primo stint di 14 giri, in cui incontrò qualche problema con il cambio (in IndyCar era ancora manuale, mentre in Formula 1 era al volante). Dopo essere rientrato al pit, scese di nuovo in pista per una serie di 10 giri, facendo segnare il tempo di 49.09. Più tardi, Fittipaldi tornò in pista per effettuare una serie di giri con la nuova vettura che sarebbe stata utilizzata nel 1993, girando in 48.5. Alla fine della giornata Senna si dichiarò molto soddisfatto dell’esperienza: “E’ stato come avere un nuovo giocattolo. Tutto era nuovo per me. Ho dovuto abituarmi nuovamente a guidare con una leva del cambio e con il pedale della frizione. In un certo senso è qualcosa di più gratificante per il pilota, il che è fantastico. La cosa importante è che la differenza può essere fatta dai piloti, non solo dalle auto. Io penso che è là dove la Formula 1 ha sbagliato, specialmente la scorsa stagione. Penske mi ha ricordato i vecchi tempi in Formula 1, dove la parte umana era la cosa più importante. Oggi la Formula 1 è così sofisticata che i computer fanno la maggior parte del lavoro. Se avete un computer intelligente, siete a posto. Se si dispone di una scimmia, siete nei guai. Questo test mi dà una strana sensazione, dopo tanti anni di guida in Formula 1, e mi fa sentire molto giovane, molto più giovane di quello che sono. Per la prima volta da diverso tempo, correre era ancora divertimento. E’ stata una sfida enorme, ma penso che mi abbia ringiovanito.”

Si è detto tanto di quello che sarebbe stato e quello che sarebbe potuto essere se Senna avesse deciso di proseguire la sua esplorazione della IndyCar dopo quel test, effettuarne un altro, magari su un ovale, e magari correre in Formula Indy nel 1993. Forse sarebbe ancora tra noi, probabilmente avrebbe aggiunto nuovi successi al suo fantastico palmares e ulteriormente ingigantito la sua leggenda. Sicuramente sarebbero cambiate tante cose nel mondo delle corse, in Formula 1 e in IndyCar. Si possono disegnare tutti gli scenari che si vogliono. Quello che è certo è che alla fine Senna decise di rimanere in Formula 1  e non scese mai più in pista con una Indycar. E la Storia andò come andò.

Un ricordo di Ayrton Senna: il giorno in cui la IndyCar mise paura alla Formula 1ultima modifica: 2014-04-29T10:51:48+02:00da straygor
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