IndyCar – Power Ranking in vista della Indy 500

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Dopo il refresher test per Jacques Villeneuve e Kurt Busch, il Rookie Orientation Program e la prima giornata di prove libere si è entrati ufficialmente nel vivo della edizione n.98 della 500 Miglia di Indianapolis. La gara rappresenta la quinta prova stagionale della Verizon IndyCar Series. Le prime quattro gare hanno mostrato come al solito una grande incertezza, grandi battaglie ed un grande spettacolo, e sicuramente la Indy 500 non sarà di meno. Ecco il nostro personale Power Ranking al momento:

  1. Ryan Hunter-Reay – secondo in classifica ad un punto dalla vetta, paga l’erroraccio di Long Beach senza il quale sarebbe nettamente al vertice. Pilota completo, lo scorso anno è andato ad un restart dal vincere. Ha vinto su ogni tipo di circuito, gli manca solo la grande vittoria su un ovale lungo;
  2. Will Power – la vittoria dello scorso anno a Fontana potrebbe cambiargli la carriera, ora che ha dimostrato di saper vincere anche su un ovale. Dominante a St.Petersburg, non ha brillato nelle altre tre gare ma sta impostando la stagione con calma e costanza, ed infatti è in testa al campionato;
  3. Helio Castroneves – due podi in 4 gare, forse un altro perso per essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato (Long Beach). Ad Indianapolis ha corso sempre bene, è un vecchio volpone dello Speedway e sarà sicuramente competitivo;
  4. Ed Carpenter – non ha ancora corso una gara, ma può essere messo tranquillamente tra i favoriti. La decisione di dividersi con Mike Conway taglia fuori lui e la sua squadra dalla corsa al titolo, quindi a maggior ragione la 500 Miglia di Indianapolis è il momento cardine della stagione. La squadra è sicuramente vincente, come dimostrato da Conway a Long Beach. È forse l’occasione della vita.
  5. Simon Pagenaud – grandissimo inizio di stagione, culminato col successo ad Indy sullo stradale. Sugli ovali è competitivo, ma gli manca ancora il grande exploit. Potrebbe pagare il fatto di avere come compagni di squadra un rookie e un rientrante dopo anni di assenza, e che quindi inevitabilmente non potranno aiutarlo più di tanto nello sviluppo della vettura;
  6. Scott Dixon – non brillantissimo in questo inizio di stagione, sorprendentemente falloso in un paio di situazioni. Però il terzo titolo potrebbe averlo portato a concentrarsi di più su una seconda vittoria alla 500 Miglia di Indianapolis, dove ha sempre corso alla grande (tranne qualche errore di gioventù);
  7. Marco Andretti – così così il suo inizio stagione, ma va considerato che sta correndo sempre in maniera accorta. Questa nuova versione di Andretti non è molto spettacolare come in passato ma è più efficace. Deve vincere la maledizione di famiglia ad Indy, cosa molto complicata;
  8. Carlos Munoz – la prestazione dello scorso anno è stata una delle più sorprendenti di sempre, visto anche che era un una tantum nella stagione. Ora corre a tempo pieno, arriva più preparato ma anche con più pressione. Qualche errorino finora, ma anche un podio a Long Beach. Stavolta sarà da tenere d’occhio;
  9. Tony Kanaan – 3 top 10 ma non brillantissimo, due i motivi di fiducia che non devono farlo sottovalutare: ora corre con un super team come Ganassi, e poi lo scorso anno si è tolto una scimmia dalle spalle non da poco. È un outsider di superlusso;
  10. Sebastien Bourdais – pilota difficile da valutare, visto che sugli ovali in carriera non ha corso tantissimo e con grandi risultati. Ma ha iniziato benissimo il campionato, e corre per la squadra vincitrice nel 2013. Attenzione ad un possibile colpaccio;
  11. Josef Newgarden – finora ha raccolto meno di quanto seminato. Sarà sicuramente spinto dal pubblico, perché è americano, giovane e simpatico e corre per una delle squadre più gradite ai fan, quella di Sarah Fisher. E con accanto un veterano come Tagliani non può che trarne un beneficio;
  12. Juan Pablo Montoya – altro pilota di difficile inquadratura, per vari motivi: 1) al rientro su un ovale con una monoposto dopo 14 anni; 2) tanti alti e bassi finora nelle prime gare, con tantissimi sorpassi ma anche con diversi passaggi a vuoto; 3) d’altro canto, corre per il team più vincente ad Indy. Molto difficile dire come si comporterà, probabilmente deve succedere qualcosa di inaspettato (tipo qualche invenzione di Penske e Cindric nelle strategie) perché faccia 2/2 ad Indy;
  13. Ryan Briscoe – un inizio di stagione abbastanza moscio, però è un pilota che ad Indy è quasi sempre stato protagonista. E poi corre con Ganassi;
  14. Charlie Kimball – il secondo posto a Pocono lo scorso anno lo legittima come un possibile outsider anche sugli ovali, soprattutto perché è un pilota intelligente e che commette pochissimi errori. E poi anche lui corre con Ganassi;
  15. James Hinchcliffe – doveva essere il suo anno, finora si sta rivelando invece un incubo. Arriva perdippiù infortunato, con EJ Viso in preallarme, non certo l’ideale. Ma Indy nella sua storia anche recente ha regalato grandi soddisfazioni a chi ha saputo guarire in fretta, ed Hinchcliffe è sicuramente un pilota coriaceo. Molto dipenderà da quanto potrà girare nelle libere;
  16. Oriol Servia – potrebbe essere l’ultima gara della stagione visto che non si ha certezza sugli sponsor per le gare seguenti. Sicuramente più portato per gli stradali, è un altro che però di errori ne fa davvero pochi. L’incognita maggiore è il team, quello di Bobby Rahal, che non sembra riuscire a ritrovare il bandolo della matassa da un paio di anni;
  17. Justin Wilson – non si capisce bene come faccia ad essere ottavo in classifica visto che non si è quasi mai visto nelle primissime posizioni, però ha corso con costanza. Ed a Long Beach poteva vincere senza il contatto con Dixon. Paga la rivoluzione tecnica nel team che sicuramente lo penalizza;
  18. Alex Tagliani – lasciata la categoria per tornare a correre in Canada, era chiaro che la sua esperienza gli avrebbe permesso di trovare un volante per Indy. Potrà essere di grandissimo aiuto per Newgarden e la Fisher, e non è da escludere che possa togliersi anche qualche soddisfazione personale;
  19. Townsend Bell – pilota di grandissima esperienza che ormai si è votato all’endurance, ma che trova sempre un sedile per Indy. Quest’anno è al KV Racing, il team vincitore lo scorso anno, e sicuramente potrà dare una mano ad una squadra che non ha grandi specialisti degli ovali tra gli altri piloti;
  20. JR Hildebrand – dopo l’appiedamento dello scorso anno da parte del Panther Racing, finora per quest’anno ha trovato un posto soltanto per Indianapolis, con Carpenter. La sua carriera sembra in una fase di stagnazione, ma è veloce e correrà per un team emergente, preparato e con il vento in poppa;
  21. Takuma Sato – l’inizio di stagione non è stato spettacolare come quello dello scorso anno, però qualche discreto risultato l’ha portato a casa. Non ha probabilmente la mentalità per vincere una gara come la 500 Miglia di Indianapolis, però nel 2012 è arrivato ad una curva dal farlo;
  22. Kurt Busch – una delle incognite maggiori al via quest’anno. Non ha mai corso su un ovale con una monoposto, in compenso l’ha fatto oltre 500 volte con una NASCAR. L’esperienza e l’abilità nel gestire una gara così lunga ce le ha, corre per un top team, il punto interrogativo è come si adatterà ad uno stile di guida che è completamente diverso da quello a cui è abituato da una vita;
  23. Jack Hawksworth – un inizio di stagione stupefacente, che ne giustifica l’ingaggio al posto del nostro Filippi. Alla prima esperienza su un ovale in IndyCar, in Indy Lights non ha particolarmente brillato (solo un podio in Iowa). Resta perciò un punto interrogativo;
  24. Sage Karam – esordiente assoluto in IndyCar, perdippiù con un team che corre solo ad Indy, il campione Indy Lights 2013 è però forse uno dei piloti più attesi, essendo un ‘protetto’ di Ganassi. Può sorprendere, ma potrebbe faticare specialmente considerando che non ha un compagno di squadra e dovrà sobbarcarsi tutto il lavoro da solo;
  25. Graham Rahal – doveva essere la stagione del riscatto, invece sta andando anche peggio dello scorso anno. In più ha un rapporto controverso con l’ovale di Indy. E pensare che ci sono sia i soldi (della National Guard) che i tecnici (Bill Pappas) giusti per primeggiare;
  26. Carlos Huertas – doveva essere un riempi-griglia, invece per certi versi sta sorprendendo. Sta nel gruppo, non si fa intimidire, è aggressivo (a volte anche troppo) e regge il passo di un compagno di squadra molto più quotato come Wilson. Però sarà alla prima gara in assoluto su un ovale. Potrebbe essere un outsider per il titolo di Rookie of The Year;
  27. Sebastian Saavedra – semplicemente non ha lo spessore per una gara così complessa come la Indy 500;
  28. Mikhail Aleshin – altro rookie con 0 esperienza in assoluto sugli ovali, non ha fatto disastri ma ha già demolito due vetture. Deve stare più attento perché ad Indy si va forte, ed anche tanto;
  29. Martin Plowman – la sua vittoria è esserci. Tutto quello che verrà sarà solo guadagno;
  30. Pippa Mann – Coyne fatica già a schierare due vetture dello stesso livello, tre è una impresa quasi impossibile. Ma lei è ovviamente già contenta di esserci;
  31. Buddy Lazier – corre con una propria squadra, e la sua partecipazione è più che altro un omaggio ai tempi che furono. L’importante è che come lo scorso anno sia comunque capace di tenere un ritmo competitivo;
  32. James Davison – esordio su un ovale in IndyCar per questo buon pilota, che in Indy Lights ha ottenuto discreti risultati. Avendo un budget ridotto girerà poco nelle libere, corre con un team che ha 4 vetture in pista, un po’ oltre le sue possibilità, e perciò non c’è da attendersi chissà cosa;
  33. Jacques  Villeneuve – il suo ritorno assomiglia all’operazione Alesi 2012, anche se l’assenza del motore Lotus gli garantisce perlomeno un po’ di competitività. Ma i tanti anni di assenza dalle corse rischiano di farsi sentire pesantemente.
IndyCar – Power Ranking in vista della Indy 500ultima modifica: 2014-05-12T09:45:52+02:00da straygor
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