Buoni e cattivi della IndyCar 2014

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BUONI

Will Power: alla fine ce l’ha fatta. Dopo tre secondi posti (2010, 2011 e 2012) l’australiano è riuscito a spezzare la sua personale maledizione, dominando la stagione e conquistando il suo primo titolo. In appena 3 gare ha chiuso fuori dalla top 10, e solo i migliori risultati di Castroneves nelle 500 Miglia in programma quest’anno, che assegnavano punteggio doppio, hanno tenuto aperto il campionato fino all’ultima gara. La svolta della carriera di Power è chiara: specialista di stradali e cittadini, il pilota di Penske è diventato un pilota vincente anche sugli ovali, come dimostrano le vittorie a Fontana 2013 e Milwaukee 2014.

Helio Castroneves: alla soglia dei 40 anni ha una costanza spaventosa. Gli manca forse il guizzo decisivo, come dimostra anche quest’anno l’unica vittoria (è dal 2006 che non vince più di due gare all’anno), ma un pilota che per 5 volte è giunto secondo in campionato (in realtà nel 2006 è arrivato terzo, a due punti dalla coppia Hornish-Wheldon) merita comunque rispetto.

Simon Pagenaud: per il terzo anno consecutivo si gioca il titolo con una squadra che non fa parte dei Big 3. Ormai le lodi sono superflue, meriterebbe un top team che potrebbe arrivare il prossimo anno. Se davvero approderà da Andretti, il francese è chiamato allo stesso percorso evolutivo di Power: specialista di stradali e cittadini, deve trasformarsi da buon pilota a vincente sugli ovali.

Juan Pablo Montoya: a 38 anni nessuno se le aspettava quarto a fine campionato. Ha faticato nelle prime gare, poi dopo la 500 Miglia di Indianapolis è esploso, con la vittoria di Pocono ed altri tre podi. Vedremo cosa riuscirà a fare il prossimo anno. Da sottolineare che nelle 3 500 Miglia è sempre arrivato tra i primi 5.

Ryan Hunter-Reay: ha vinto la 500 Miglia di Indianapolis, e questo rende automaticamente positiva la sua stagione. Il resto dell’annata è stata difficile, tra qualche problema tecnico di troppo e qualche qualifica poco positiva. Ma resta al momento l’unico pilota di Andretti che ha realistiche possibilità di lotta per il titolo.

Carlos Munoz: per certi versi, la stagione 2014 è stata ancora più sorprendente del secondo posto all’esordio nella 500 Miglia di Indianapolis dello scorso anno. Al netto di qualche errore di troppo, era difficilmente immaginabile che il colombiano potesse essere un pilota da top 10 in classifica. Invece Munoz è stato tra i primi dieci sin dall’inizio della stagione, conquistando tre podi ed in molte gare umiliando due dei tre compagni di squadra.

Ed Carpenter Racing: se si sommano i risultati di Carpenter e Conway si ottiene l’ottavo posto in campionato. Ha vinto tante gare quanto il team di Ganassi. Sugli ovali è ormai il miglior team dietro i Big 3, ed anzi forse quest’anno ne ha sopravanzato qualcuno. Sarà interessante vedere cosa succederà il prossimo anno, quando si unirà con la squadra di Sarah Fisher e avrà un pilota veloce e completo su tutti i tipi di tracciato come Newgarden.

COSì COSì

Scott Dixon: il campione 2013 ha vissuto una stagione in chiaroscuro, più per colpa del team che ha pagato il passaggio ai motori Chevrolet, che non per colpa sua. Nelle ultime quattro gare ha però ribaltato la situazione, con due vittorie ed un secondo posto, agguantando il terzo posto in classifica e confermandosi come uno dei favoriti per il 2015.

Tony Kanaan: ancora una buona stagione per lui, coronata dalla vittoria nell’ultima gara. Difficile dire quanto in molte gare abbia inciso la confusione del team o il fatto che l’età cominci a sentirsi anche per lui.

Sebastien Bourdais: ad inizio stagione Vasser parlava di lotta al titolo. Su stradali e cittadini non ci è andato lontano, con il francese che è tornato alla vittoria. Resta comunque un passo indietro negli ovali, il che gli rende impossibile avere reali chance per lottare al vertice nelle due cose contano, 500 Miglia di Indianapolis e titolo.

CATTIVI

James Hinchcliffe: passare dalle tre vittorie del 2013 alle 0 del 2014, uscendo dalla top 10 in campionato dopo due anni consecutivi, correndo per un top team, non può che essere negativo. Il problema principale è che non ha commesso particolari errori, ma semplicemente è stato lento. Per il futuro potrebbe perdere il posto da Andretti, anche se resta uno dei personaggi più spendibili mediaticamente.

Justin Wilson: ha cercato di tenere botta in una squadra che aveva subito gravi perdite tecniche, ma praticamente non c’è mai riuscito.

Graham Rahal: con tutto il rispetto, sembra correre da pensionato. A parte una o due gare, per il resto è quasi sempre stato nelle retrovie, ed un paio di volte ha pure rovinato la gara di qualche collega con i suoi errori. Resta il più grande mistero degli ultimi anni.

Takuma Sato: è tornato il solito sfascia macchine.

Menzioni d’onore

In positivo: Josef Newgarden (è mancata la zampata vincente, ma ha mostrato un ulteriore piccolo miglioramento rispetto allo scorso anno); Jack Hawksworth (qualche buona prestazione, specialmente ad inizio anno, per un pilota che era arrivato in IndyCar un po’ a sorpresa); Sage Karam (una gara, la prima in assoluto, la più importante, e subito una top 10; l’anno prossimo deve essere al via dell’intera stagione); Mikhail Aleshin (arrivato con molto scetticismo, ha convinto con un podio e ben 7 top 10).

In negativo: Marco Andretti (due podi nelle prime cinque gare, poi il miglior risultato è una serie di ottavi posti; detto tutto); Ryan Briscoe (qualche acuto, ma troppo poco per un pilota che corre con un top team); Luca Filippi (ha avuto una chance, l’ha rovinata con una serie di errori).

Buoni e cattivi della IndyCar 2014ultima modifica: 2014-09-02T10:54:17+02:00da straygor
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