IndyCar – La rinascita di Rahal

indycar-barber-march-test-2015-graham-rahal-rahal-letterman-lanigan-racing-honda

Una cosa va detta: Graham Rahal il talento ce l’ha sempre avuto, e in passato l’aveva dimostrato. Vincere a 19 anni, sotto la pioggia, alla prima gara in assoluto e con una vettura che non aveva mai visto fino a qualche giorno prima e soprattutto non aveva mai guidato in corsa, come fece lui a St.Petersburg nel 2008, non è cosa da poco. Ed anche nel quadriennio 2009-2012 il pilota americano mostrò delle ottime prestazioni, come i tre podi nel 2011 correndo per Ganassi, o anche i 7 arrivi nella top 10 in 11 gare nel 2010 spese cambiando quattro squadre. Poi il baratro delle ultime due stagioni disastrose, imbarazzanti, rappresentando sinceramente il più grosso mistero del mondo della IndyCar. Com’era possibile che un pilota del talento di Rahal, correndo per un team preparato come quello del padre, che in passato ha vinto gare, ha vinto una 500 Miglia di Indianapolis, si fosse ridotto a correre nelle retrovie? Quest’anno, invece, sembra essere arrivato il momento del riscatto. Due gare fantastiche, due secondi posti in Alabama ed al GP di Indianapolis ottenuti con un mix di velocità ma anche di capacità tattiche, lo hanno portato al quinto posto in classifica, a pochi punti dal vertice. Risultati che innanzitutto hanno rinfrancato la sua autostima e la sua fame di vittorie. “Un podio è un podio“, ha detto Rahal alla fine del GP di Indianapolis. “E’ bello, sì, ma mi sento come se fossi sempre secondo. Ogni volta che mi trovo sul podio, sono secondo.

A cosa è dovuta questa rinascita? Innanzitutto ci sono delle ragioni tecniche. Rahal ha storicamente preferito una macchina con una maggior sottosterzo, e i nuovi kit aerodinamici introdotti quest’anno sembrano soddisfare il suo stile di guida. Cosa che si è rivelata ad esempio in Alabama, dove la sua vettura aveva una grande efficacia in uscita di curva e Rahal riusciva a dire potenza prima degli altri. Inoltre quest’anno il Rahal Letterman Lanigan Racing ha ingaggiato un paio di tecnici con cui Rahal aveva lavorato ai tempi del Newman Haas Racing, i suoi migliori anni in IndyCar. Un aspetto che sicuramente sta agendo positivamente sulla comunicazione tra pilota e squadra. Di pari passo a queste ragioni tecniche si possono affiancare della ragioni tattiche. Una volta che si è sentito più tranquillo alla guida della vettura, lui e il suo team hanno potuto osare un pò di più con la strategia, tanto che sia in Alabama che ad Indianapolis Rahal ha potuto effettuare alcuni stint particolarmente aggressivi che gli hanno permesso di effettuare numerosi sorpassi e mettere pressione sugli avversari. Va detto che queste tattiche, a volte un po’ azzardate, sono state favorite magari anche dallo status di outsider, mentre ad esempio la squadra di Andretti è un pò costretta ad essere più conservativa in quanto squadra di punta. Vedremo come si comporteranno Rahal e la sua squadra adesso che sono in lotta per il titolo.

Ma a queste motivazioni tecnico-tattiche si affiancano anche delle motivazioni più intime e personali. Da diversi mesi coinvolti in una relazione con Courtney Force, campionessa delle corse dragster, Rahal sembra una persona molto più felice nel complesso di quanto non fosse nel passato. Probabilmente avere accanto non solo una persona amata, ma al tempo steso una persona che più o meno appartiene al tuo stesso mondo e quindi in qualche modo può capire i tuoi problemi, sta avendo una influenza positiva. Ma secondo i maligni una influenza ancora maggiore la sta avendo il fatto che da quest’anno non è più suo padre Bobby Rahal a “guidarlo” alla radio durante le gare, ruolo che adesso è passato al team manager Rico Nault. Inoltre l’ingaggio di un uomo esperto come Eddie Jones (ex Andretti Autosport) sta dando sicuramente i suoi frutti, ma va detto come il rapporto tra Graham e suo padre Bobby è stato sempre abbastanza particolare. Se non si può dire che fosse proprio contrario alla carriera del figlio, non si può neanche dire che all’inizio Bobby spronò Graham, che fece i primi passi sostanzialmente da solo. Per gran parte della sua carriera Graham ha guidato per squadre che non erano collegate al padre, in Atlantics, Champ Car, Indycar, correndo con il Conquest Racing, Newman Haas, Ganassi. Poi, quando la sua carriera sembrava stare entrando in una fase di stallo, c’è stato il passaggio al team del padre. Secondo alcuni, l’eccessiva “esuberanza” di Bobby alla radio ha cominciato a fare perdere tutta la fede in sé stesso e tutto lo slancio al figlio. Effettivamente va detto che la tempistica sembra perfetta: appena cambiato race strategist, i risultati sono arrivati.

Questo ovviamente non significa che non ci sia affetto e affiatamento tra padre e figlio. “Graham adesso è tornato a guidare come nei momenti migliori della sua carriera“, ha detto Bobby a fine gara sabato scorso. “Il risultato al GP di Indianapolis è la prova che il suo secondo posto in Alabama non è stato un colpo di fortuna. Questo è un ragazzo che ha un enorme talento. Abbiamo visto prima nel 2005, 2006, 2007 e 2008 con Newman Haas le capacità che ha. Ha un enorme talento. Oggi ha fatto una grande partenza, dal diciassettesimo al sesto posto, evitando il caos al via. Poi non ha fatto alcun errore. Ha fatto una grande gara, ha spinto forte e non ha commesso errori. Lui e gli ingegneri hanno davvero trovato il giusto equilibrio e credo che diventerà più forte e più forte nel corso dell’anno.”

Adesso la domanda è: Graham Rahal può vincere la 500 Miglia di Indianapolis? Realisticamente sembra un azzardo dare una risposta affermativa, non fosse altre perché anche sugli ovali, guardando questi primi giorni di prova, la Honda sta dimostrando rispetto alla Chevrolet lo stesso preoccupante ritardo mostrato nelle prime cinque gare della stagione. Il team, che in questa occasione gli affiancherà un pilota esperto come Oriol Servia, dovrà lavorare a fondo per colmare il gap da Penske e Ganassi, ma le prime gare stagionali hanno mostrato come la squadra stia lavorando bene. Quindi chissà, magari il colpaccio può anche scapparci. E questa possibilità è sicuramente un grosso passo in avanti rispetto alla depressione in cui erano caduti negli ultimi due anni Rahal e la sua squadra.

IndyCar – La rinascita di Rahalultima modifica: 2015-05-13T10:37:15+02:00da straygor
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento