IndyCar – Quella di Fontana è stata una gara epica o una follia?

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La gara di sabato scorso a Fontana è stata sicuramente una delle più emozionanti e combattute degli ultimi anni. 80 cambi di leadership tra 14 piloti è roba che non si vede facilmente neanche in una categoria ricca di sorpassi e battaglie come la IndyCar. Il punto fondamentale è stato la decisione della IndyCar di garantire meno downforce, soluzione che da un lato ha rivitalizzato gli Honda ma che dall’altro ha creato una situazione in cui i piloti in scia hanno avuto un grande vantaggio rispetto a chi li precedeva. Il risultato è stato una gara avvincente ma che è sembrata più simile alle “pack racing” che si erano viste fino al 2011 che non alle più recenti gare su ovale. E qui sono scattate le polemiche e le perplessità, perché dopo il 2011 e specialmente dopo la morte di Dan Wheldon a Las Vegas si era detto che le gare in stile “pack racing” dovesvano essere bannate perché non adatte alle vetture a ruote scoperte.

In realtà anche sulle cause le opinioni sono discordanti, e qualche commissario IndyCar ha sostenuto che il motivo per cui si è tornati a questo genere di gara non è stato dovuto direttamente alla minore downforce, bensì al contemporaneo effetto di questa con un minor consumo di gomme rispetto a quanto previsto a causa delle temperature più fresche di quanto si potesse aspettare per un fine Giugno californiano. Qualsiasi siano state le cause, il risultato è stato quello di una gara selvaggia, con continui sorpassi, con auto che viaggiavano three-wide, a volte four-wide. In realtà va detto che rispetto alle gare in stile “pack racing” del passato ci sono state delle differenze: mentre in passato si viaggiava sostanzialmente su due, a volte tre linee, ma uscire da quelle era impossibile, sabato i piloti hanno potuto usare tutta la pista. Questo secondo alcuni, sia piloti che addetti ai lavori, ha invitato i già non certo arrendevoli piloti IndyCar a scatenarsi, finendo per porsi in alcune situazioni al limite. Ed in alcuni casi, specialmente nel finale, sono arrivati anche gli incidenti, prima quello tra Takuma Sato e Will Power, ed in seguito il volo di Ryan Briscoe dopo il contatto con Ryan Hunter-Reay.

Così, anche il fronte dei piloti si è diviso, tra critici e favorevoli. I più critici sono stati Tony Kanaan e tutti i piloti del Team Penske. “Cosa stiamo facendo? Cosa stiamo facendo?” ha dichiarato un Power visibilmente frustrato a fine gara. “Quando siamo arrivati ci siamo resi conto che sarebbe stata una gara in stile ‘pack racing’, e che era una situazione simile a quella di Las Vegas. Sono davvero felice che nessuno si sia fatto male. Qualcuno deve assumersi la responsabilità di come sono andate le cose oggi. È una cosa folle, perché non si può scappare via e bisogna prendere dei rischi enormi per guadagnare posizioni. Questo è un modo di correre pazzo. Pazzo. Non abbiamo bisogno di un altro incidente come successo a Las Vegas, e correndo così prima o poi accadrà. E’ solo una questione di tempo.” “E’ stata una gara folle e sono contento di essere ancora tutto intero“, ha detto Kanaan. “Non c’è dubbio che sia stata una grande gara per i tifosi. Io vengo criticato molto quando parlo di queste cose, ma la gente non sta su una macchina da corsa a 215 mph. Io direi loro di provare per credere. Tutto questo è duro, è stressante, ti fa pensare se si vuole ancora continuare a fare questo genere di corse. Speriamo di riunirci quanto prima e trovare una soluzione migliore.

Al contrario, c’è chi invece ha parlato a favore. “E’ sicuramente un modo di correre pazzo, il ‘pack racing’ è sempre così“, ha detto Marco Andretti. “Nessuno vuole tirarsi indietro. Io lo trovo abbastanza divertente. Sicuramente è estremamente pericoloso, ma questo è il nostro lavoro. Penso che abbiamo messo sù un grande spettacolo per i tifosi, questo è sicuro.” Ancora più duro Ed Carpenter su Twitter: “Mi piacciono le gare in stile “pack racing”. Odio vedere i piloti parlare male di una serie. Se si vuole correre, si corra. In caso contrario, ci si ritiri.” Ma probabilmente la questione più significativa l’ha twittata l’ex pilota Dario Franchitti: “I piloti hanno dovuto esternare il loro parere in pubblico perché non sono ascoltati dalla IndyCar in privato.” Non c’è dubbio che questa sia la prima cosa che la IndyCar deve risolvere, prima ancora che scegliere quale tipo di corsa sia la più adatta per loro.

La questione ora è complicata: quella di sabato è stata una gara epica o una follia? È difficile da dire. Chiaramente, vedere 23 vetture correre per 500 Miglia una attaccata all’altra, spesso affrontando le curve affiancati a tre o a quattro è qualcosa di incredibile ed affascinante. D’altro canto, il limite tra spettacolarità e dramma è veramente molto sottile. Bisogna anche avere il coraggio di dire però che certe scelte sono spinte soprattutto dai fan, che spesso si sono lamentati della mancanza di spettacolo in pista (ovviamente la netto delle corse IndyCar). Se non altrettanto spettacoli come lo show visto sabato a Fontana, va detto che le gare su ovale nei tempi recenti sono state comunque molto interessanti, molto tecniche, e spesso i piloti hanno dichiarato di come fossero state le più difficili e faticose da disputare, fisicamente e psicologicamente. Ma sicuramente dal punto di vista spettacolare è molto più affascinante una gara con continue lotte ruota a ruota che una gara come ad esempio l’ultima in Texas, dove il tema portate è stato il degrado delle gomme e la capacità dei piloti di gestirle senza perdere in prestazioni. Probabilmente la IndyCar dovrà trovare una via di mezzo. È una cosa possibile? “Possiamo avere delle buone gare senza correre in questo modo“, ha detto Tim Cindric, presidente del Team Penske. “Lo abbiamo visto ad Indianapolis. Là abbiamo visto un buon modo di correre. E’ compito della IndyCar decidere che tipo di spettacolo vogliono e che tipo di corsa vogliono mettere in scena.

IndyCar – Quella di Fontana è stata una gara epica o una follia?ultima modifica: 2015-06-29T14:14:51+02:00da straygor
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